Il Compagno dArte e la Massoneria
Tavola a cura del Fr.. Mauro Cascio
 

Il nobil uomo che ci ha condotto qui
ha la pace di Dio dentro il suo petto.
Gli fui compagno sulle vie del mondo
e degli anni che furon ben mi sovviene:
le ore in cui  solo e intento a prepararsi
ci annunciano prossima la sua dipartita.
Che  luomo? Perch dar la vita
non potr per un essere migliore? (1)
 

Dalla Sconfitta di Dio al Sentiero del Ritorno
 
Se dovessi spiegare in due righe  le ragioni che mi hanno portato, da profano,  a chiedere la Luce finirei per non scrivere nulla, tanto sono complesse le ragioni che mi hanno spinto ad una scelta che continuo a ritenere fondante, un percorso di crescita culturale e spirituale di cui sono orgoglioso e fiero. Ma con tutte le righe che voglio  diverso. Posso parlare per esempio della profonda insoddisfazione di una fede impostami dalla cultura, dallo scetticismo di una verit assoluta rivelata. Mi sono confrontato con durezza con la domanda essenziale, quella che non pu essere evitata da nessun ricercatore. Chi sono? Sulla Bibbia ho letto, come molti, le promesse di Dio. Che ne  stato? Sergio Quinzio (2) non ha dubbi: non sono state mantenute. La Scrittura  a prenderla sul serio  racconta una sequela di vicende fallimentari non solo per gli uomini ma anche per Dio. Un Dio sconfitto, un Dio senza onnipotenza, ma di cui siamo condannati a parlare se non altro perch non  facile nemmeno non parlarne pi. In queste equazioni ho vissuto, e in parte vivo, la disgrazia del Mistero (3), la passione del Segreto, il timore e tremore di Dio.  In questo scenario la verit si inabissa nellimmanenza e si frantuma nel puro scenario della temporalit e della finitezza, privando cos anche la filosofia del suo compito originario: la ricerca del fondamento primigenio e del senso ultimo delle cose. La filosofia diventa semplice gestione del finito, sconfinando sempre pi nellestetica, nelletica, nellermeneutica, cio verso forme particolari del sapere o semplicemente della scienza. Ma questo impovorimento del pensare non  che uno specchio di una povert e miseria pi grandi che toccano le radici e il senso stesso del destino e della vita delluomo nel mondo, un destino che sempre pi si restringe in un incombente senso di smarrimento, di fine, di morte. Due le strade per evitare il vuoto, per sperare nella apparizione di Dio e sfuggire dal nichilismo. La ricerca o la fede. Luna esclude laltra, perch il comprendere la fede  della fede stessa. (4) 
Dalle sorgenti del tempo e dello spazio, per, scaturiscono simboli, significati, archetipi come polle dacqua nelle valli. Lumanit ne viene modellata e plasmata in tenere forme, per colmarsi delle virt del mondo. Cos luniverso si racchiude nellinfinitamente piccolo per poi espandersi nel macrocosmo. Il bianco foglio della vita si riempie degli ideogrammi della Sapienza e della Conoscenza. Credere di sapere  cosa comune. Ma sapere non  conoscere. I simboli parlano. Hanno vita propria, ordinata in armonie misteriose, eppure comprensibili. Esistono e legano luomo, o lo liberano, come compagni di un cammino collettivo dove nessuno pu separarsi dallaltro se non per operare in un livello pi alto. In nazioni dellessere stratificate come le pietre delle cattedrali e le rocce montane, uomini e simboli diventano operai delledificio universale. Ma ne sono pure diventate materiale di costruzione. Ecco che vivere diventa arte, diventa rito, antico come il tempo, giacch affonda le radici nella origine sacra dellessere...
Il percorso iniziatico veste di geometrie, di numeri, di gesti il lavoro nel Tempio. E incomincia a scorrere il fiume inarrestabile della conoscenza. Lopera umana abbandona il corso breve del contingente per acquistare il senso delluniversalit; quando luomo, fuori dal Tempio,  divenuto sacro. Nasce qui il Sentiero del Ritorno (5).
 
Il rituale dapertura dei lavori in grado dapprendista ha un incedere solenne, maestoso, e non potrebbe essere altrimenti: pone le basi, le fondamenta dellopera massonica anche per i gradi successivi. Chi ben comincia  a met dellopera. A ripensarci,  evidente il sapore massonico di questo adagio, sia sul piano rigorosamente operativo, in cui salde fondamenta garantiscono la durata dun edificio, sia sul piano iniziatico, in cui il cominciamento del cammino  conditio sine qua non.
Anche allosservatore pi distratto non pu sfuggire il valore che nel rituale dapertura  attribuito al tre: tre le domande del testamento a cui il profano deve rispondere, tre let simbolica dellapprendista, tre i colpi di maglietto e della batteria, tre le luci e i gioielli di loggia, tre volte si nomina lo zenit, acme del percorso solare; tre i princip guida dellopera: la saggezza, la forza, la bellezza; tre volte ripetuti i divieti di parlare di politica e religione, tre volte ripetuta la concessione della parola; il delta luminoso, infine, alle spalle del Maestro Venerabile
Meno evidente invece la tripartizione che organizza e ritmicamente scandisce le fasi dellapertura. Tre volte ci si pone allordine: 1) dopo la copertura del tempio, per verificare che tutti siano liberi muratori; 2) al momento di consacrare il tempio, con lapertura del libro sacro e la sovrapposizione di squadra e compasso; 3) alla vera e propria apertura dei lavori. Non a caso ci si pone allordine tre volte: per scandire con la massima solennit le tre fasi dapertura dei lavori. Nella prima fase il Maestro Venerabile si accerta che lofficina abbia consapevolezza dei propr doveri: e sono nove i doveri menzionati, multiplo di tre, come la triplice batteria. Quindi si accerta che vi siano le condizioni idonee, nel tempo e nel fine: e ne enumera tre . La seconda fase riguarda la consacrazione del tempio, e la triplice comunicazione dei divieti che comporta. Lultima, che vede la vera e propria apertura dei lavori, ribadita dai princip che la devono guidare: saggezza, forza, bellezza.
Ci significa che il tre non  solo un importante simbolo del grado, ma un fondamentale criterio organizzativo, un sistema concettuale o filosofico o sapienziale, di cui tutto il rituale dapertura  imbevuto; e questo criterio si applica sia ai singoli elementi, come let del grado e cos via, sia a tutto linsieme. In altre parole il rituale dapertura ha struttura triadica o tripartita.  nel rituale dapertura che si manifesta, immediatamente, un sistema organizzativo del pensiero: chi ben comincia  a met dellopera; o forse ancora pi in l, come sostiene Aristotele. 
In tempi in cui le tre Luci non avevano sotto mano il rituale stampato, e forse per ragioni di sicurezza nemmeno disponevano di un manoscritto, era assolutamente necessario darsi una struttura mentale per non dimenticare lordine rituale dei lavori, le proprie e le altrui funzioni, e per istruire lofficina: inevitabile dunque far ricorso allarte della memoria. Ed  parecchio stimolante notare che per Giordano Bruno, che il Grande Oriente dItalia considera come proprio precursore, la sede della mente e della memoria  distinta in tre parti(6).
 
 
 

La lettera G in correlazione con la parola di passo del Compagno
 
Se la Massoneria, come una volta, mettesse in opera solo materiali inerti, le conoscenze teoriche del Massone potrebbero limitarsi alla geometria. Ma il tempio si costruisce con pietre viventi e la sua edificazione continua, secondo le leggi della fisiologia. Questa ci insegna come gli esseri animati si sviluppano, originati da un germe. Il Compagno, secondo Oswald Wirth (7), deve approfondire i misteri della Generazione, se desidera partecipare con profitto al lavoro della costruzione universale. Spetta a lui in particolare saper discendere i due fattori che si uniscono per la generazione di ogni essere. , da una parte, una energia attiva concentrata che chiede di svilupparsi, al fine di costruire un organismo suscettibile di compiere la funzione che  la sua ragion dessere. Le colonne del Tempio rappresentano il Binario eterno creatore, grazie al quale si genera, si sviluppa e si maniene tutto ci che deve nascere, vivere, durare e compiere il proprio destino. Poich il Compagno  chiamato a collaborare alla Grande Opera, se vuol essere utile alledificazione del progresso umano, deve saper intervenire con diligenza alla genesi delle cose. Lavvenire  preparato da operai perspicaci i quali, sdegnando il presente e le soddisfazioni effimere, sanno influenzare nel loro germe  le future formazioni rinnovatrici. Occorre risalire alle stesse sorgenti della Generazione, per operare le trasmutazioni ambite dallAdepto, da cui limportanza di questo significato attribuito alla lettera G (con i tradizionali Geometria, Gnosi o God). Le colonne, maschile e femminile, falloz e kteiz, perpendicolare e livella (ovvero verticale e orizzontale), sono in relazione con lantico culto della Generazione che fu luniversale manifestazione religiosa della primitiva umanit, poich il mistero della vita e della trasmissione interess gli uomini sin dal momento in cui cominciarono a riflettere. Considerarono il potere creatore come divino ed i loro primi culti furono dedicati a pietre dalla forma di fallo, erette sulle alture. I menhir ebbero un analogo senso come gli obelischi che ispirarono le colonne fuse da Hiram, la cui forma, ricostruita secondo le indicazioni della Bibbia,  caratteristica. Tutto ci che si riferiva alla generazione fu ritenuto sacro.
La lettera G vista dunque come Generazione (o anche Germinazione, intesa in senso biologico come fase iniziale di uno sviluppo di un embrione o di un organismo in genere) si pu, e forse si deve, relazionare con la parola di passo del grado di Compagno. La Bibbia fa una curiosa menzione (8) della parola Scibboleth, a proposito della guerra tra gli Efraimiti ed i Galaaditi. I Galaaditi occuparono i passi del Giordano a quei di Efraim, e quando alcuno di quei di Efraim che scampavano diceva: lascia che io passi, i Galaaditi gli dicevano: sei tu di Efraim? E segli diceva: No, i Galaaditi gli dicevano: Deh!, di scibboleth, ma egli diceva sibbolet e non accertava a proferir direttamente. Ed essi lo prendevano e lo scannavano ai passi del Giordano. In modo assai simile i siciliani, si liberarono dai francesi nei Vespri siciliani, riconoscendoli dalla loro incapacit a pronunziare: ceci. Come parola di passo, dunque,  abbastanza appropriata. Ancora di pi se se ne considera il significato: spiga di grano. Tutto quanto detto sin qui va dunque riportato ai Misteri di Eleusi, dove la spiga ha un valore importantissimo. 
 
Proprio ad Eleusi si configur una nuova dialettica sacro-profano, in cui la sacralit si faceva per la prima volta super-individuale (e nello stesso tempo super-comunitaria). Atene ed Eleusi vennero ad essere cos di fatto due poli contrapposti di valori: Atene centro di cultura mondana, Eleusi centro di religiosit extramondana. In attica si realizza una nuova idea del sacro, assoluto e mistico, rispetto ad un profano in cui finiscono per precipitare anche i culti civici (quelli che sostengono la citt o lesistenza mondana); a Delfi invece la dialettica  tutta contenuta nellantica sfera del sacro, cos che loracolo diviene persino strumento della formazione di una coscienza civica, e ad ogni modo  assunto come guida e faro per lappagamento di ogni esigenza mondana, dalla pi banale concernente un singolo soggetto alla pi significativa. A Delfi, il rapporto diretto con lalterit, limmersione nellalterit  sottratto allesperienza dei singoli soggetti, per restare limitato, compresso e ritualizzato nellazione della pizia; la stessa azione della pizia giunge con i suoi effetti al consultore, attraverso la mediazione, linterpretazione e il vaglio occulto di un sacerdote specializzato. Ad Eleusi gli iniziati hanno conosciuto il fine e il principio della vita, comunicano direttamente col sacro (9).
 
Le testimonianza letteraria pi antica  costituita dallInno omerico a Demetra, e gli elementi ricavati da altri testi tardi permettono di ricostruire almeno formalmente numerosi aspetti del rituale eleusino. Dal 21 al 23 antesterione (febbraio-marzo) si celebravano ad Agrai, i cosiddetti piccoli misteri, primo grado della vicenda iniziatica. Chi aveva partecipato  ai piccoli misteri di Agrai e una prima volta ai grandi misteri di Eleusi, poteva essere ammesso allepoptia, il grado massimo delliniziazione eleusina. Il 13 del mese di boedromione (settembre-ottobre) gli efebi ateniesi conducevano in processione da Eleusi ad Atene gli oggetti sacri del culto; il 15 si raccoglievano i candidati alliniziazione e lo ierofante bandiva gli indegni. Il 16 i candidati si purificavano in mare con un porcellino, vittima rituale sacra a Demetra. Il 19 i sacri oggetti erano ricondotti a Eleusi e di sera gli iniziandi giungevano al santuario; allalba del 20 cominciavano i riti che preludevano allesperienza pi sacra. Un sacrificio solenne, mattutino, segnava il principio delle cerimonie rivelatrici (telet), che comprendevano tre elementi: ci che si faceva (t drmena), ci che si diceva (t legmena) e ci che si mostrava in silenzio (t deiknymena). Seguiva una rappresentazione del mito agricolo di Demetra, Dea dei campi e delle messi e della figlia Core. In questo momento pi sacro avvenivano delle danze con fiaccole, lo ierofante levava infine in silenzio davanti agli iniziandi una spiga di grano. Le danze con le fiaccole, attestate solo da fonti archeologiche, trovano spiegazione nella versione italica del mito che vede Demetra-Cerere vivere in Sicilia nella zona di Enna, e che inizia a vagare come una pazza per tutta l'isola, trascurando di occuparsi dei raccolti. La terra abbandonata inaridisce e la situazione peggiora quando Cerere, nel tentativo di farsi luce per cercare la figlia anche di notte, accende le torce ai fuochi che scaturiscono dalla sommit dell'Etna. Con queste fiaccole esplora la terra ma causa anche incendi e devastazione.  Sempre per citare le fonti, della spiga mostrata nellultimo grado dei misteri eleusini ci parla pure S. Ippolito, che sottolinea anche limportanza del silenzio nel dramma mistico. Un viaggio avete per tema la spiga e le sue fonti de lo propone anche Arturo Reghini: Il Foucart, seguendo la tesi del Goblet dAlviela, indigando il significato di questa spiga di grano, propende a vedere una infiltrazione egiziana dellassimilazione di Osiride col chicco di grano. Ora, il chicco di grano era il simbolo della resurrezione del Dio. Noi sappiamo daltra parte in modo indubbio per un frammento di Plutarco, conservatoci da Stobbeo, che loggetto dei grandi misteri di Eleusi era liniziazione e che essa veniva paragonata e raffigurata dalla morte. Il chicco di grano  il simbolo della risurrezione, e secondo Ippolito la spiga di grano era il pi perfetto mistero dellEpopzia. Rappresentava dunque la messe finalmente raccolta, la ricompensa del lavoro esoterico, la iniziazione finalmente raggiunta nel silenzio mistico, ossia nel raccoglimento interiore. S. Clemente Alessandrino dice che sotto i veli dei continuati processi della vegetazione del frumento erano adombrate le varie condizioni della mente sino alla sua maturit, ed il frumento nettato col vaglio raffigurava la purificazione dellanima. Tra le chiome di Iside trovavansi spighe e papaveri che crescon cos abbondanti nei campi di frumento. Il sacro vaglio che separava le spighe dai papaveri sacri a Morfeo  dunque il simbolo della Catarsi, della purificazione, che ha per risultato di compiere quella stessa separazione che si cimpie nellAde per virt delle due fonti del Lete e di Mnemosine, la separazione dei pochi, risorti a vita immortale che stanno nei lieti campi, dai molti che bevono il lungo oblio allonda del fiume Lete.
 
 Jules Boucher (10) a ricordarci che G  un segno che si riferisce a un principio o a una potenza di coagulazione, di condensazione, di compressione. Ghimel  specificatamente il simbolo della coagulazione. A causa delle antiche concezioni sulla formazione dellembrione nel seno materno  risultato della coagulazione del seme paterno  a Ghimel fu attribuito il simbolismo della Generazione in tutti i mondi e, accessoriamente, quello dellorganizzazione di ci che  stato generato, particolarmente nel mondo divino dove il Generato e il Generatore non sono che Uno, nella loro unit di natura.
 
 
 
 
 
NOTE
 
(1) Johann Wolfgang von Goethe, I segreti e la Massoneria, Semar, Roma 1999
(2) Sergio Quinzio, La sconfitta di Dio, Adelphi, Milano 1992
(3) Mauro Cascio, La disgrazia del Mistero, in Luz -Trimestrale di Studi Tradizionali n.1, Har Tzion, Latina 1999
(4) Massimo Iiritano, Disperazione e fede in Soren Kierkegaard. Una lotta di confine, Rubettino, Catanzaro 1999
(5) Oswald Wirth, I Misteri dellArte Reale, Atanr, Roma 2002
(6) Maurizio Nicosia, Il Rituale Come Prassi Filosofica e Arte Di Memoria, Zenit.it, rivista di cultura massonica
(7) Oswald Wirth,  La Massoneria resa comprensibile ai suoi adepti. Il Compagno, Atanr, Roma 1992
(8) Arturo Reghini, Le parole sacre e di passo dei primi tre gradi e il massimo mistero massonico, Atanr, Roma 2002
(9) Dario Sabbatucci, Saggio sul misticismo greco, Edizioni dellAteneo, Roma 1991
(10) Jules Boucher, Simbologia Massonica, Atanr, Roma 1992
